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L’anima primordiale del mondo tra realtà e mito
L’inizio
dell’attività pittorica inizia per Bordin nel 1972, di formazione autodidattica
inizia ben presto, dopo un breve “escursus” di studi sul classicismo e
impressionismo, ad inoltrarsi, con spiccata originalità verso i temi cari all’
“espressionismo” di matrice tedesca. Una serie di opre di grande forza espressionista,
rese attraverso penellate vorticose che sconvolgono i tratti fisionomici per
mettere in luce l’aspetto visionario dell’io nascoto. Successivamente l’artista
sposta la sua attenzione verso temi di carattere “ surrealistico” con particolare
riferimento alla civiltà egizia. Nascono in questo periodo grandi opere delle
quali, “origine di un mistero senza tempo”, conclude la sua ricerca sui grandi
miti, contemporaneamente Flavio Bordin affronta una pittura di carattere espressionistico-informale,
raffigurando paesaggi che sembrano nascere dal caos originario della materia,
come in talune visioni straordinarie di Turner. Nella complessa vicenda creativa
del pittore caeranese, si inserisce nelle sue opere, a partire dal 1979, una
figura ammantata con ampi drappi bianchi, blù, rosso, viola. Una figura dipinta
senza volto, emblema della parte misteriosa dell’anima e del travaglio spirituale
della nostra epoca.Del resto nella pittura di Bordin, pur clamorosa sul piano
iconografico, resta intatta la sua intensa carica spirituale e antropomorfica:
vale a dire che, resta sempre viva, pur mutando i soggetti,la ricerca di esprimere
attraverso un’opera figurativa il significato e profondo della nostra esistenza.
Ecco allora che per Bordin dipingere significa, oggi, dar vita a strani alberi
come creature viventi con una loro precisa identità ed una loro storia in parte
svelata. Nel mirabile dipinto “l’attesa”, la contubante figura ammantata si
profila seduta e incurvata ai piedi del grande albero proteso con i suoi
rigogliosi rami verso le profondità del cielo smeraldino. Le tonalità viola
e giallo-arancione del terreno e dei cespugli, creano un’atmosfera di sospensione
metafisica tra sogno e realtà fino a configurarsi come come aerei fantasmi imbevuti
di elegiaci languori atmosferici. Alberi centenari che possiedono una forza
organica capace di evocare il tempo e lo spazio, come nel mirabile dipinto “
Il vecchio della fonte” del 1994. Un inno religioso alla forza primordiale della
terra: una foresta umanizzata e messa in stretto rapporto con i vari elementi
che compongono l’universo: l’acqua, la terra, il cielo, la luce; simbolo di
d’ una natura che eternamente si rinnova, mentre la figura del vecchio si allontana
verso lo sconfinato orizzonte.
Favio
Bordin in questi ultimi anni di assiduo lavoro, ha certamente raggiunto una
dimensione pittorica di grande suggestione emotiva ed elegiaca. Una visione
carica di oscuri presentimenti, come nelle opere “ L’incontro” e “Il carro”
dove le consuete figure ammantate si presentano cariche di mistero. Quale sarà
il prossimo incontro della figura coperta da un ampio drappo blù e che s’incammina
verso la porta di luce? Forse una risposta certa non esiste, anche se il rapporto
tra le mura impenetrabili e le luci evanescenti conferiscono alla composizione
un’inquietante atmosfera ultraterrena, grazie anche ad un colore modulato con
raffinate morbidezze tonali. L’inquietudine provata di fronte a “ L’incontro”
nell’opera “ Il carro” si trasforma in angoscia esistenziale: la figura vestita
di rossa che avanza verso lo spettatore trascinando un carro vuoto, è simbolo
del faticoso cammino dell’uomo sulla terra e dell’incontro con la sua ultima
realtà. Certamente la pittura di Bordin non è facile, né si presta alle mode
effimere del tempo ma persegue una sua notevole linearità nella continua ricerca
del “ tempo dello spirito” che oggi, ai più disattenti sembra perduto.
Ottorino prof.Stefani
Flavio Bordin, nato a Venzia nel 1952, abita a Caerano S.Marco (Tv) tel.0423/858656,
ha partecipato a numerose rassegne con mostre personali in Italia e all’estero.
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